OPEC e OPEC PLUS: LE DECISIONI DI GIUGNO

Il meeting del gruppo formato dai produttori Opec e dai membri esterni, noto come Opec Plus, era stato programmato per il 9 e il 10 giugno, ma è stato anticipato a sabato 6. L’intento era quello di evitare fluttuazioni delle quotazioni petrolifere a mercati aperti, visto che la decisione che si sarebbe presa, si sapeva già, fosse una di quelle genericamente considerate rialzista.

Al termine di una videoconferenza durata diverse ore, i delegati hanno concordato, con l’obiettivo di far risalire le quotazioni petrolifere, di prolungare fino alla fine di luglio il taglio alla produzione di 9,7 milioni di barili al giorno (pari a quasi il 10% delle forniture globali), concordato nell’aprile scorso. Secondo l’accordo originale, invece, nel mese di luglio la produzione avrebbe dovuto subire una decurtazione di soli 7,7 milioni di barili giornalieri.

La riduzione della produzione, però, sarà effettivamente di 9,6 milioni: il Messico, la cui quota è di 100.000 di barili, si è detto contrario all’estensione e ha scelto di rimanere fedele all’accordo di aprile.

È stato stabilito, inoltre, che qualsiasi membro che non attui il 100% dei tagli alla produzione in maggio e giugno farà ulteriori riduzioni da luglio a settembre per compensare la mancata conformità nel periodo in oggetto. L’Iraq, la Nigeria e gli altri produttori che fino a questo momento non hanno aderito perfettamente all’intesa si sono detti pronti a recuperare e ad allinearsi entro settembre.

È stato istituito anche un comitato ministeriale congiunto di monitoraggio, denominato JMMC (Joint Ministerial Monitoring Commitee), che si riunirà una volta al mese fino a dicembre proprio per riesaminare la situazione del mercato. La prossima riunione del JMMC si dovrebbe tenere giovedì 18 giugno per eventualmente raccomandare una possibile estensione dei tagli fino alla fine di agosto. L’accordo Opec Plus è condizionato al rispetto delle quote produttive. Ed è proprio questo l’aspetto che rende l’intesa vulnerabile. Negli oltre tre anni di esistenza dell’Opec Plus (e nei sessant’anni dell’Opec) non si è mai verificato nemmeno per brevi periodi che tutti i membri rispettassero al 100% gli impegni.

LA REAZIONE DEL MERCATO

La decisione dell’Opec Plus di estendere anche al mese di luglio il maxitaglio all’offerta petrolifera deciso lo scorso aprile non è stato però accolto dal mercato con l’aumento dei prezzi come ci si sarebbe potuti aspettare.

I tagli alla produzione inizialmente sembravano aver effettivamente contribuito a sostenere il prezzo del petrolio, sia WTI sia Brent, salito al massimo dallo scorso 6 marzo. Ma, il Brent, dopo uno sprint iniziale che l’aveva spinto fino a 43,50 dollari al barile ha perso oltre il 3% lunedì, ripiegando intorno a 41 dollari.

A imporre l’inversione di rotta sul mercato è stata paradossalmente soprattutto la conferenza stampa dell’Opec Plus, convocata via web per dare sfoggio di trasparenza e per autocelebrare i risultati raggiunti.

Gli investitori si sono, infatti, concentrati sulla notizia che Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait interromperanno a fine mese il taglio da 1,2 milioni di barili al giorno che stanno effettuando in aggiunta alla riduzione prescritta dall’Opec Plus. In realtà, si trattava di un taglio aggiuntivo valido per un mese soltanto e questo non significa che Riad inonderà il mercato di greggio: la produzione ripristinata in buona parte dovrebbe andare a soddisfare i consumi interni.

A complicare la situazione c’è inoltre l’improvviso ritorno del petrolio libico. Benché il cessate il fuoco resti incerto, ormai la ripresa della produzione è ufficiale: la guerra civile ha bloccato oltre 1 milione di barili al giorno di produzione aiutando l’Opec Plus a riequilibrare il mercato, ma un cessate il fuoco ora apre le porte ad un graduale recupero della fornitura.

A scommettere, inoltre, contro l’aumento dei prezzi del petrolio ci sono le più grandi banche d’affari americane. Goldman Sachs in una nota a seguito alla decisione dell’Opec Plus, ha indicato a quota 35 il livello su cui si stabilizzerà il prezzo del Brent, visto che gli effetti sull’offerta del taglio produttivo deciso dall’Opec Plus saranno minimizzati dal recupero della produzione in Libia e dalla ripresa dello shale oil in Usa. Morgan Stanley, anch’essa ribassista, lunedì ha dichiarato che i prezzi del petrolio sono probabilmente aumentati troppo velocemente e troppo presto, poiché il mercato si è concentrato sui tagli dell’offerta, mentre la domanda globale di petrolio potrebbe non tornare ai livelli pre-Covid-19 prima della fine del 2021.

Brent e Wti, nel mentre, hanno perso circa un dollaro e mezzo a inizio settimana, ritracciando dai massimi registrati venerdì scorso.