IL COVID CONTAGIA I CONSUMI

L’emergenza sanitaria da Covid-19 e le sempre più crescenti restrizioni che ne sono derivate hanno di certo avuto un impatto importante sull’economia e necessariamente anche sui consumi elettrici. Le conseguenze più rilevanti sono arrivate solo a marzo, con l’adozione di provvedimenti via via più stringenti e generalizzati, che hanno progressivamente bloccato un numero crescente di attività economiche e produttive.

Nel mese di marzo 2020, secondo quanto rilevato da Terna, la domanda di elettricità in Italia è stata di 23,7 miliardi di kWh, in diminuzione del 10,2% rispetto allo stesso mese del 2019 pur con un giorno lavorativo in più e una temperatura media mensile inferiore di 1,2°C. In termini congiunturali, il dato destagionalizzato e corretto dagli effetti di calendario e temperatura porta la variazione a -11,1% rispetto a marzo 2019 e a -10,8% rispetto al mese precedente (febbraio 2020).
Se si va a ritroso negli anni, ci si rende meglio conto dell’entità del crollo. I consumi del mese di marzo sono tra i più bassi degli ultimi 20 anni (escludendo i mesi di agosto e di aprile quando le festività pasquali si sono combinate con la Festa della Liberazione riducendo così i giorni lavorativi effettivi). Si tratta della flessione più significativa dopo quella di aprile 2009 (si registrò un -11%), quando si manifestarono sull’economia reale italiana gli effetti della grande crisi iniziata negli Stati Uniti nel 2007 e culminata – sul piano finanziario – con il fallimento di Lehman Brothers.
L’analisi geografica indica che i consumi di energia sono in calo, in particolare al Nord, zona a maggior impatto industriale ma anche quella più colpita dal virus, dove il consumo di energia elettrica è inferiore del 25% rispetto ai livelli precrisi.
Guardando più nel dettaglio ai dati dell’intero mese, il fabbisogno è stato coperto per oltre l’83% dalla produzione nazionale, in calo più dell’11% sull’anno precedente, e per la quota restante da importazioni nette dall’estero, in crescita invece di un 4% circa. La produzione da fonti rinnovabili ha coperto il 36% della domanda, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2019 (+33%). La copertura della produzione nazionale con le rinnovabili si attesterebbe, così, al 42%, con un sensibile progresso rispetto allo scorso anno, che registrava un 40%. Secondo il modello Net di Althesys, nel 2020 la produzione netta da fonti rinnovabili elettriche dovrebbe arrivare a 111 miliardi di chilowattora, con una contrazione del 3% rispetto al 2019. In altre parole, le fonti rinnovabili rallentano un poco, mentre i consumi elettrici complessivi precipitano in modo brusco.

I consumi di gas naturale non sono da meno: con marzo si ha per il quinto mese consecutivo un calo su base annua (-4,3%). Nel contesto caratterizzato dall’emergenza sanitaria derivante dal Covid 19, la flessione è concentrata nel settore termoelettrico e industriale, dove i consumi si portano sui livelli minimi rispettivamente dal 2016 (1.738 milioni di mc, -18%) e dal 2010 (1.117 milioni di mc, -16%). In aumento del 13%, invece, i consumi del settore civile (3.763 milioni di mc), a fronte di un calo delle temperature, in particolare nella seconda metà del mese. In diminuzione ed ai minimi dal 2007 le esportazioni (38 milioni di mc, -81%).

La domanda nazionale di energia elettrica per il mese di aprile ha avuto una diminuzione ancora più marcata, almeno analizzando i primi 10 giorni. Nella prima domenica del mese la domanda ha toccato il suo minimo per il 2020 a 9,20 GW (10,37 GW il minimo 2019). Un’analisi dell’istituto Bruegel (che prende in considerazione i consumi elettrici dalle 8 alle 18 dell’8 aprile 2020 e li confronta con quelli del 10 aprile 2019) stima che, tenendo conto delle differenze di temperatura, il consumo di elettricità nell’Italia è diminuito del 27%. La stessa analisi è stata fatta in tutta Europa e i dati registrati sono i seguenti: Spagna -21%, Belgio -17%, Austria -16%, Francia -16%, Portogallo -15%, Gran Bretagna -14% e Germania -8%.