Il cigno nero

Gli americani, con il loro voto, hanno scelto come 45esimo presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dato al partito Repubblicano il controllo sia della Camera sia del Senato.
Tradizionalmente, i mercati hanno salutato la vittoria di un candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti con un rialzo delle quotazioni azionarie, mentre l’ascesa di un democratico è stata spesso accompagnata da una caduta degli indici borsistici. Gli operatori economici hanno quasi sempre ritenuto che il partito repubblicano rappresentasse infatti meglio gli interessi degli investitori, soprattutto in termini di minor tassazione, riduzione della regolamentazione e libero scambio. In questo quadro, però, la candidatura di Donald Trump rappresenta una rilevante eccezione rispetto la tradizione – Trump è percepito infatti dai mercati come un’incognita che si pone in discontinuità con il suo stesso partito – giacché tutte le analisi mostrano come la vittoria del candidato repubblicano dovrebbe portare a una caduta del prezzo delle azioni, a una riduzione della crescita economica e a un aumento della volatilità dei mercati. In altri termini, il cosiddetto Republican premium si è trasformato in un Republican discount. [cit. Rony Hamaui Amministratore Delegato di Mediofactoring e professore a contratto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano].
Per i mercati finanziari, dopo la Brexit si tratta questo di un nuovo “cigno nero”, un evento inatteso dalla portata potenzialmente enorme e tutta da decifrare.
Anche i mercati azionari europei reagiscono con pesanti flessioni alla vittoria di Trump sulla Clinton nella corsa alla Casa Bianca. Dopo i forti ribassi in Asia con Tokyo che ha ceduto il 5,4%, anche le borse europee hanno aperto all’insegna dell’orso: Piazza Affari è sotto di oltre il 3%, Madrid di quasi quattro punti, Francoforte e Parigi del 2,8%. Il dollaro perde terreno sullo yen, mentre il peso messicano tocca il minimo storico sulla scia della vittoria di Trump a 20,75 pesos per dollaro. Mentre il cambio euro/dollaro viaggia a 1,1120 dopo aver chiuso a 1,1023, il dollaro/yen a 103,276 da 105,14. I prezzi del greggio sono in forte calo: il Brent cede l’1% a 45,55 dollari il barile e il Wti l’1,31% a 44,39 dollari al barile.
E come si comportano le piattaforme che tradano i contratti a lungo termine delle forniture energetiche? Relativamente al gas metano si registrano valori in leggero calo ma l’apertura delle contrattazioni per le forniture elettriche per i prossimi calendar è all’insegna di una più netta discesa rispetto a ieri.
Quotidianamente Sinergia registra i valori energetici delle piattaforme e li analizza con i propri esperti per intercettare le migliori opportunità del mercato da offrire ai propri Clienti. L’incertezza e le fluttuazioni derivanti da questi cambiamenti geopolitici renderanno le nostre analisi ancora più attente ed approfondite.