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26 Gennaio 2022

Il 2021 un anno record!

Nel 2021 i prezzi di tutte le commodities energetiche hanno registrato una crescita eccezionale, salendo ai loro livelli massimi. La tendenza assume una dimensione internazionale ed appare molto forte soprattutto per le quotazioni del gas e del carbone, con conseguenti ripercussioni sui costi della generazione termoelettrica, alimentati anche dalla corsa della CO2.

Nell'anno appena concluso, i consumi di gas naturale in Italia salgono a 76,2 mld di mc, livello più alto degli ultimi dieci anni. Ai massimi dal 2012 i consumi nel settore termoelettrico e civile, pari rispettivamente a 25.979 milioni di mc (+6,4%) e 33.373 milioni di mc (+8,4%), mentre si riportano sui livelli prepandemia quelli del settore industriale, pari a 14.058 milioni di mc (+6,7% sul 2020).

Per quanto riguarda i prezzi del gas naturale, nel corso di tutto il 2021, si è vista una progressiva escalation, esplosa a inizio estate a causa del tensioni russe e aggravatasi nel corso dell'autunno, infrangendo mese su mese imprevedibili massimi storici. Dai 20 €/MWh di gennaio, infatti, le quotazioni medie mensili al PSV sono passate ai 114 di dicembre, con punte giornaliere che hanno superato a metà dicembre i 190 €/MWh. Un' instancabile crescita che ha interessato anche gli altri principali punti di scambio europei.

Le ragioni alla base del crescendo dei prezzi del gas:

la ripresa economica post lockdown, unitamente a un inverno particolarmente freddo seguito da un'estate molto calda (che ha innescato una maggior domanda di energia per la climatizzazione), ha trainato la contemporanea ripresa della domanda portando ad una spinta al rialzo delle quotazioni;
sul fronte del gas trasportato via gasdotto, la Russia non solo è stata parca nel rilasciare volumi aggiuntivi sul mercato spot, ma sul finire dell'anno e a inizio 2022 ha ridotto i flussi sulla rotta bielorussa e su quella ucraina, con una piccola frenata persino sull'asse Nord Stream 1;
continua a ridursi la produzione interna UE per declino naturale, per manutenzioni non programmate o per misure di regolazione;
il livello degli stoccaggi europei rimane ampiamente al di sotto della media degli ultimi 5 anni sia per motivi climatici sia commerciali;
la riduzione della produzione eolica nel Nord Europa;
le quotazioni record della CO2.
In questo contesto di prezzi elevatissimi, merita però rilevare un “leggero” ripiegamento nell'ultima decade di dicembre, con quotazioni scese prima sotto i 90 €/MWh, poi sotto gli 80 rimanendo comunque su livelli nettamente superiori a quelli di inizio anno e ancor di più di quelli del pari periodo 2020 (la media di dicembre 2020 era stata di 16,3 €/MWh). A sfiammare i prezzi hanno contribuito temperature più alte della media stagionale e l'arrivo di una cinquantina di metaniere, buona parte delle quali provenienti dagli USA, che allettate dagli alti prezzi del gas europeo, hanno deciso di cambiare la rotta originaria asiatica per attraccare presso i porti europei.

L'impennata del prezzo del gas durante il 2021, si riflette su tutte le principali quotazioni elettriche europee, tra cui il PUN italiano che, con la sola eccezione di febbraio, ha segnato un continuo aumento, consolidando il trend ascendente iniziato a giugno 2020, con la fine del lockdown. Tuttavia, è nel secondo semestre 2021 che i prezzi conoscono una vera e propria impennata, frantumando ogni mese un nuovo record e registrando valori inimmaginavili: oltre i 100 €/MWh a luglio e agosto, oltre i 150 €/MWh a settembre, superiori ai 200€ in ottobre e novembre e prossimi ai 300 in dicembre. Driver principale dei prezzi elettrici è l'aumento vertiginoso dei costi di generazione per il termoelettrico, con le quotazioni del gas che hanno segnato aumenti su aumenti, registrando ogni mese un nuovo record. Un aumento che pesa ancora di più sul nostro paese, proprio per la natura del mix energetico, coperto per oltre il 40% dal termoelettrico. La crescita del PUN è inoltre in parte spiegata dall'aumento dei prezzi dei permessi di emissione, anche questi ai massimi storici. Minore, invece, l'impatto della domanda sul rally dei prezzi: seppur in ripresa rispetto al 2020, i consumi restano ancora leggermente al di sotto del livello 2019.

Il forte incremento di prezzo registrato rispetto all'anno precedente accomuna il mercato italiano alle principali borse europee (Germania e Francia: da 97 a 109 €/MWh, +61/77 €/MWh). Le ragioni del rialzo, al di là delle specificità che riguardano ogni paese, sono grossomodo quelle riscontrate per l'Italia: aumenti record dei prezzi del gas e della CO2, riduzione dell'apporto di fonti alternative al gas, in primis eolico nel Nord Europa, minore disponibilità di nucleare in Francia, ripresa dei consumi.

Nel contesto internazionale di eccezionale crescita dei prezzi delle commodities energetiche osservato nel 2021, le quotazioni del Brent salgono a 71,14 $/bbl (+70% sul 2020), annullando gli effetti depressivi prodotti nel 2020 dalla pandemia Covid-19 e riportandosi in linea o poco sopra ai valori del biennio 2019-2020. Tendenze annuali e mensili simili si riscontrano anche sul WTI statunitense, a riprova della dimensione internazionale del fenomeno. Il tasso di cambio riflette un andamento nei mesi opposto a quello delle commodities e caratterizzato da valori in progressivo calo a partire soprattutto dal mese di luglio.

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