I RAID MILITARI IN MEDIO ORIENTE, IL PETROLIO E L’ENERGIA

I mercati hanno vissuto una settimana incandescente: al raid di Baghdad ordinato da Donald Trump e alla conseguente uccisione del generale Soleimani ha fatto seguito la reazione di Teheran, che ha attaccato alcune basi USA in Iraq. L’azionario ha imboccato la via del ribasso, mentre il petrolio è letteralmente decollato. La reazione dei mercati oggi però è cambiata e le materie prime hanno premuto sul pedale del freno. Le ultime notizie sembrano infatti incoraggianti a seguito sia della rassicurazione via Twitter del ministro degli Esteri iraniano che ha dichiarato che Teheran «non cerca un’escalation o una guerra» e che l’operazione è da considerarsi come una «proporzionata misura di autodifesa» e sia della risposta di Trump che ha a sua volta twittato «Va tutto bene!».

A questo punto le quotazioni di petrolio, che già avevano girato in negativo, sono andate addirittura a picco. Il petrolio ha cancellato anche i rialzi dei giorni scorsi, riportandosi sui livelli di inizio anno.

Come è stato influenzato il prezzo dell’energia da questa instabilità?

In generale, analizzando l’andamento dei contratti a termine per il Cal 21 e del PSV si può osservare come il prezzo, dopo un piccolo rimbalzo, si è riassestato sui valori di metà dicembre continuando la sua parabola discendente iniziata lo scorso autunno.

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In questa fase quindi, i prezzi di energia e gas metano hanno dimostrato che il mercato risulta essere non attaccato da speculazioni ma legato a logiche di domanda/offerta con un’offerta che, grazie all’inverno mite, risulta totalmente adeguata.