ANNO 2020: L’ANALISI

L’impatto del rallentamento delle attività economiche per la pandemia è il principale fattore che ha influenzato costi e consumi delle commodities energetiche nel 2020. Il prezzo dell’elettricità all’ingrosso ha toccato i minimi storici in Italia e in Europa, in un contesto di consumi in calo (ai minimi dal 2000 per l’elettricità), crollo dei prezzi del gas e forte contributo delle rinnovabili.

ENERGIA
Lo scorso anno, il prezzo del Pun (andamento simile a quello delle principali borse elettriche europee) si è attestato in media a 38,92 €/MWh, registrando un calo di ben il 25,6% rispetto al 2019 e segnando il valore più basso dall’avvio del mercato nel 2004 (precedente record negativo i 42,78 € del 2016).
Hanno contribuito alla flessione: i volumi in calo (-5,3% sul 2019, il dato più basso dal 2000), una decisa contrazione dei prezzi del gas e un incremento della quota relativa di rinnovabili (inferiore solo al massimo del 2014, con un +0,4% rispetto al 2019). Tutti fattori ribassisti che hanno più che compensato la forte riduzione delle importazioni nette.
La domanda è stata soddisfatta per il 90% circa con produzione nazionale, complessivamente in calo del 3,7% rispetto al 2019, mentre le esigenze di gestione in sicurezza della rete durante i mesi delle restrizioni Covid hanno fortemente limitato le importazioni (-15,5%).

GAS
Nel 2020 dai gasdotti italiani sono transitati volumi inferiori del 4,4% rispetto al 2019, con gli impatti del Covid su produzione termoelettrica e consumo industriale come principali responsabili soprattutto nei mesi primaverili in corrispondenza della chiusura delle attività produttive. In negativo i primi sette mesi dell’anno, con flessioni del 23 e del 24,1% ad aprile e maggio, in positivo i mesi da agosto a dicembre (+10%).
L’anno scorso, l’Italia ha consumato poco più di 70,7 miliardi di mc, oltre 3 miliardi in meno rispetto al 2019. Le flessioni percentuali più pronunciate, rispetto al 2019, sono quelle dell’industria, circa 800 mln in meno, del termoelettrico, circa 1,4 mld mc meno e il settore civile, circa 700 mln mc in meno.
La minor domanda ha, ovviamente, portato ad una riduzione delle importazioni (-6,9% rispetto al 2019): sia relativamente ai flussi attraverso gasdotto (-6% sul 2019 e ai minimi storici), sia attraverso rigassificatori GNL (-10%), complice una congiuntura di prezzi che ha favorito le erogazioni nette dagli stoccaggi che hanno segnato livelli record, (+14% sul 2019), rappresentando circa il 14% del totale immesso.
Passando ai prezzi, oltre agli effetti della pandemia bisogna aggiungere quelli del meteo e dell’abbondanza di offerta di Gnl per buona parte dell’anno: le quotazioni Spot al PSV sono scese al minimo storico di 10,55 €/MWh (-35% sul 2019), in linea con le dinamiche registrate dai principali riferimenti europei; anche in questo caso, la flessione dei prezzi risulta attenuata dal generale rialzo registrato nella seconda parte dell’anno. Analoghi sviluppi per le quotazioni dei principali hub europei, con il riferimento al TTF che aggiorna anch’esso il minimo assoluto a 9,39 €/MWh (-31% sul 2019), riducendo lo spread PSV-TTF a 1,16 €/MWh, il più basso dal 2013.
L’andamento dei mercati è dunque stato estremamente volatile, col PSV che a inizio anno quotava sopra i 12 €, per scendere sotto i 5 € a inizio giugno e poi risalire quindi da luglio, quando la ripresa della domanda asiatica ha ridotto i carichi di Gnl disponibili per l’Europa. Il calo dei prezzi del gas non è riuscito però a compensare l’effetto sui margini di generazione termoelettrica della caduta dei prezzi dell’elettricità.
Anche i prezzi della CO2 sono rimasti elevati (-0,6% a 24,8 €/t in media).

PETROLIO E USD/EUR
Le quotazioni delle principali commodities energetiche europee, nel 2020, hanno accentuato le flessioni registrate nel 2019, portandosi ai livelli minimi almeno dal 2005. In particolare, il greggio è sceso sotto i 42 $/bbl (-35%), il gasolio non ha superato i 360 $/MT (-38%) e relativamente più debole è stata la riduzione del carbone, a poco più di 50 $/MT (-19%). L’andamento infra-annuale mostra, ad eccezione del mese di gennaio, prezzi costantemente al di sotto dei livelli del 2019, in progressiva riduzione fino ad aprile, quando hanno toccato valori tra i più bassi di sempre (emblematico, in tal senso, il crollo registrato nella giornata del 20 aprile 2020 dal greggio statunitense WTI, quotato a prezzi negativi sul prodotto futures di maggio), e in progressiva ripresa nei mesi successivi. Ad oggi, i mercati futures prospettano per il 2021 prezzi che, sebbene in rialzo, risulterebbero per il Brent e i suoi derivati superiori solo ai minimi del 2020. In lieve apprezzamento, invece, l’euro nei confronti del dollaro (1,14 USD/EUR, +2%) che non ha subito i drastici cali congiunturali della prima parte dell’anno e da agosto in poi ha superato sempre i livelli del 2019 (+7%). Il rialzo annuale del tasso di cambio ha favorito, quindi, una lieve intensificazione della dinamica ribassista delle commodities nella loro conversione in moneta europea.