UN OCCHIO DENTRO AL MONDO ENERGETICO E UN OCCHIO FUORI

Il sistema elettrico italiano non è mai stato così sotto tensione e stressato come in questo ultimo periodo generato dal lockdown e dal post.

Gli operatori del sistema hanno riscontrato grossi problemi sia nella gestione della produzione – dal ridefinire i turni dei loro addetti al ricalibrare la programmazione dei volumi prodotti in base alla domanda ridotta – sia nella gestione del trading. La maggior parte delle aziende di vendita hanno infatti nel proprio portafoglio numerosi contratti a prezzo fisso con i propri clienti per quantitativi previsti prima del lockdown e, causa COVID-19, si sono trovate a dover immettere sul mercato spot i volumi non venduti ad un prezzo che – per causa di un eccesso dell’offerta – ha toccato i minimi storici, generando così una perdita secca che si moltiplicava per il numero di sbilanciamenti subìti.

Dal punto di vista della produzione fortunatamente il parco termoelettrico italiano ha dimostrato grandissima flessibilità e ciò ha dimostrato di reggere sul piano tecnico/operativo. La questione è come il sistema saprà gestire il piano economico, in particolare la difficoltà che molti clienti del settore avranno nel sostenere il pagamento regolare delle fatture energetiche, anche se l’intervento pubblico sarà sufficiente ad arginare la crisi di liquidità delle piccole imprese, dell’artigianato e delle numerose famiglie con redditi precari. C’è il fortissimo rischio che i fornitori si trovino ad essere prestatori di ultima istanza, con il rischio che siano poi loro ad avere problemi di liquidità.

Allargando lo sguardo a livello globale, la crisi dovuta alla pandemia da CODIV-19 si è aggiunta a una situazione, in ambito energetico, che già mostrava segnali di difficoltà. Dopo il duro scontro USA–Cina sui dazi alla fine dello scorso anno qualche segnale di ripresa c’è stato. Poi è stata la volta della Russia che si è scontrata con l’Arabia Saudita sulla strategia da adottare per mettere fuori mercato il petrolio americano. Concordavano sul fine da raggiungere ma non sui mezzi da usare e ciò ha messo in crisi il mercato del petrolio. Aggiungendo a questa precaria situazione l’esplosione globale della pandemia di Coronavirus c’è stato inevitabilmente il crollo verticale dei prezzi. A prima vista questa parrebbe essere un’ottima notizia per l’economia reale che si trova a consumare ogni giorno energia e gas metano. Mantenendo però il punto di osservazione a livello globale, questa situazione causa il crollo anche dei redditi di intere aree geografiche e ciò si traduce in un taglio del tasso di crescita dell’economia mondiale che colpisce da subito i Paesi produttori di greggio. Il rischio peggiore ora è quello di uscire dalla crisi sanitaria, con tutta la fatica che questo comporta e ha comportato, per poi ritrovarsi in recessione globale.

Sinergia Consulting in questi mesi complicati per tutti, grazie alla lungimiranza di scelte tecnologiche informatiche all’avanguardia e all’aver adottato un sistema informatico interno, ha permesso ai suoi operatori di continuare a lavorare con la stessa efficacia anche da remoto supportando i suoi clienti nella gestione dinamica dei mercati.