LE VIE DEL GAS

In Europa il gas arriva ad oggi da tre “porte” principali: il Nord Africa, la Russia e il nord Europa.

Dal Nord Africa partono 4 gasdotti: il Transmed, che collega l’Algeria all’Italia (Mazara del Vallo) attraverso la Tunisia; il Greenstream lungo 520 km che collega la Libia con l’Italia (Gela); il Maghreb che collega l’Algeria alla Spagna attraverso il Marocco e, infine, il Medgas, che collega direttamente l’Algeria alle coste spagnole.

I gasdotti in arrivo dalla Russia sono altrettanti: il Nord Stream, inaugurato nel 2011 e lungo 1.224 km con una capacità di trasporto di 27,5 miliardi di metri cubi all’anno, collega la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico, scavalcando l’Ucraina; lo Yamal, che dalla Russia percorre quasi 4.200 km attraverso Bielorussia e Polonia per arrivare in Germania; il Tag (Trans Austria Gas) che dalla Russia trasporta gas naturale dal confine Slovacchia-Austria presso Baumgarten fino a Arnoldstein nel sud dell’Austria, per poi arrivare al confine con l’Italia (Tarvisio). Infine, il Blue Stream, che trasporta gas naturale alla Turchia attraverso il Mar Nero.

Dall’Asia centrale arrivano in Turchia due ulteriori gasdotti: quello tra Iran e Turchia al confine curdo-iraniano e il gasdotto Baku-Tblisi-Erzurum. Esiste, inoltre, una rete di gasdotti nel mare del Nord (Langeled Gas Pipeline) che collega Norvegia, Inghilterra e Olanda.

L’Europa centrale, invece, è attraversata dai gasdotti Tenp e Transitgas (da 59 milioni di metri cubi/giorno), che è situato in Svizzera ed è lungo quasi 300 km. Da Wallbach si connette al gasdotto Trans Europa Naturgas Pipeline, e termina a Passo Gries, punto di interconnessione con la rete Snam Rete Gas. Inoltre, è collegato anche con la rete francese di Gaz de France.

Altre fonti da considerare per l’Italia sono i tre terminali di rigassificazione presenti sul territorio (Panigaglia da 13 milioni di metri cubi/giorno; il terminale al largo di Rovigo da 26,4 milioni di metri cubi/giorno e quello al largo di Livorno da 15 milioni di metri cubi/giorno).

 

I progetti da tener monitorati sono attualmente:

 

IL CORRIDOIO SUD

I presidenti russo e turco, Vladimir Putin e Tayyip Erdogan, lo scorso novembre, hanno presenziato ad una cerimonia per il completamento del tratto offshore del gasdotto TurkStream tra Russia e Turchia attraverso il Mar Nero. Il progetto consiste di due tubi sottomarini di 930 km tra Anapa in Russia e Kiyikoy in Turchia per una capacità complessiva di 31,5 miliardi di mc con cui il gas russo raggiungerà la rete turca per poi proseguire potenzialmente anche verso i Balcani e l’Europa (via Italia) attraverso le infrastrutture del cosiddetto Corridoio Sud, come il Tap o rispolverando il vecchio progetto Poseidon di Edison. Il progetto prevede di destinare metà della capacità al mercato turco e l’altra metà a quello europeo. Dopo la sezione offshore dovrà esser realizzata quella onshore.

La sezione completata condivide buona parte del tracciato con il tratto offshore del progetto Russia-Italia South Stream, poi abbandonato, con cui la Russia puntava a raggiungere l’Europa da Sud aggirando l’Ucraina, analogamente a quanto il gasdotto Russia-Germania Nord Stream fa da Nord.

Il TurkStream trasformerà la Turchia in un serio Hub europeo e generando ripercussioni sulla posizione geopolitica della repubblica turca.

Il Tap, nello specifico, è un metanodotto del Corridoio Sud in costruzione per collegare con i consumatori europei i giacimenti in Azerbaigian. L’intera opera chiede un investimento nell’ordine dei 40 miliardi e assume nomi diversi secondo il tratto attraversato. Si chiama Scp la tubatura che comincia nel mar Caspio e attraversa la Georgia fino al confine turco. Si chiama Tanap (Trans Analtolian Pipeline) la tubatura che percorre in Turchia le montagne dell’Anatolia, attraversa i Dardanelli e arriva fino al confine della Turchia con la Grecia. Lì finisce in Tanap. Ad Alessandropoli, in località Kipoi, comincia il Tap propriamente detto, Trans Adriatic Pipeline. Tra i soci figura anche l’italiana Snam (20%). Il tratto balcanico è quasi tutto costruito. Quello italiano è in corso ma si scontra con i comitati nimby e le loro denunce a ripetizione, cui seguono indagini e sequestri. Sarà potenzialmente in funzione dal 2020.

Al contempo, quindi, si può ipotizzare che la rotta principale attraverso cui Gazprom avrebbe deciso di portare il gas del TurkStream in Europa Occidentale sarebbe quella dei Balcani e la Slovacchia, usando cioè la rotta inizialmente prevista per il ramo settentrionale del “defunto” South Stream Russia-Italia.

Qualsiasi strada intraprenda Gazprom dovrà muoversi con prudenza, sia con la Commissione europea sia con gli Stati Uniti, che a breve potrebbero decretare nuove sanzioni contro Mosca.

Quanto all’Europa meridionale (Grecia e Italia), secondo l’articolo, i russi anziché trasportare fisicamente il gas del TS verso la rete greca – il che richiederebbe una deviazione verso sud dalla Bulgaria – starebbero valutando di effettuare uno swap commerciale con il gas azero, che dal 2020 dovrebbe iniziare a fluire verso l’Italia attraverso Turchia, Grecia e Albania.

 

NORD STREAM 2

A fine 2018 il Congresso americano e il Parlamento europeo a distanza di poche ore hanno approvato due risoluzioni contro il raddoppio di Nord Stream, il gasdotto che collega la Russia con la Germania passando sotto il Mar Baltico (escludendo l’Ucraina), esortando le imprese coinvolte a «cancellarlo».

Quando si tratta di energia il contrasto politico tra Usa e Russia si coniuga anche in termini di concorrenza economica, oggi che Washington grazie allo shale si è imposta come un gigante del petrolio e del gas e la discussione sul raddoppio del Nord Stream è senza dubbio un terreno fertile per coltivare un’alleanza Usa-Ue in chiave anti-russa.

Ma i nemici del Nord Stream 2 in Europa sono numerosi e agguerriti, soprattutto nell’ex blocco sovietico, e le stesse istituzioni comunitarie non l’hanno mai visto di buon occhio.

Il Parlamento europeo, inoltre, «esorta la Ue e i Paesi membri a introdurre sanzioni mirate contro la Russia», se Mosca non rilascerà i marinai ucraini arrestati nello Stretto di Kerch e se ci sarà un’ulteriore escalation militare.

Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, replica che il progetto ha una valenza «puramente commerciale» e risponde non solo agli interessi della Russia, ma anche a quelli dei consumatori europei. Un’opinione, quest’ultima, condivisa da molti esperti di energia.

A causa di maggiori consumi e del calo della produzione interna di gas, l’Europa avrà bisogno di importazioni extra per 77 miliardi di metri cubi l’anno entro il 2025 secondo Wood Mackenzie: una quantità pari agli attuali consumi dell’Italia. La Russia sarebbe in grado di offrirci volumi supplementari a prezzi convenienti. Tuttavia, persino con Nord Stream 2 e TurkStream non è assicurato il quantitativo necessario.

 

BALTIC PIPE

Dopo i maxi-contratti con gli americani, la Polonia ha completato la strategia per l’indipendenza energetica da Mosca dando via libera alla costruzione del Baltic Pipe: un gasdotto lungo 900 chilometri che dal 2022 – proprio quando scadranno i contratti con Gazprom – le consentirà di rifornirsi direttamente dalla Norvegia, via Danimarca. Ad annunciare la decisione finale di investimento sono state la polacca Gas System e la danese Energinet, che realizzeranno l’opera per un costo stimato tra 1,6 e 2.14 milioni di euro.

 

GNL

La Russia continua però a conquistare quote di mercato in Europa anche grazie al gas naturale liquefatto: una competizione diretta con gli Stati Uniti, che sta provocando una crescente irritazione a Washington e che potrebbe accelerare un ulteriore giro di vite alle sanzioni in campo energetico già da tempo minacciate dagli americani. Grazie al rapido sviluppo di Yamal Lng, impianto inaugurato solo un anno fa da Novatek con la francese Total e la cinese Cnpc, Mosca è già diventata il secondo fornitore europeo di GNL, con una quota del 17% tra l’1 e il 26 novembre secondo dati Icis, contro il 25% del Qatar. Solo l’8% delle importazioni ci è arrivato dagli Usa, che sono superati anche dall’Algeria (15%) e dalla Nigeria (13%). Molto presto si prevede che la Russia possa conquistare il primo posto in classifica. Yamal Lng sta infatti avviando il terzo treno di liquefazione, che farà salire la capacità da 11 a 16,5 milioni di tonnellate l’anno e ha già trovato il sistema per accelerare l’export, appoggiandosi a porti in Norvegia per trasbordare il GNL dalle metaniere rompighiaccio a navi più piccole e agili. Il transfer avveniva già in precedenza in Francia, Belgio e Olanda. Ma la Norvegia è molto più vicina alla Russia e consente di liberare più in fretta le metaniere adatte ai climi artici. Gli Usa, impegnati a loro volta nella conquista del mercato europeo, ovviamente non gradiscono.

 

FOCUS ITALIA

La situazione è abbastanza delicata per l’Italia, visto che il sistema nazionale del gas è alimentato per circa l’80% da gas di importazione. Secondo le stime dell’Ufficio minerario, le riserve accertate di gas in territorio italiano ammontano a 130 miliardi di metri cubi con un potenziale aggiuntivo pari al doppio, per un valore tra 75 e 100 miliardi di euro.

Nel 2018 il mercato dell’energia si trova in presenza di reazioni complesse, che fanno del gas naturale il combustibile del futuro. A parità di massa genera una quantità di calore molto maggiore del carbone e del petrolio, ed inoltre emette, a parità di energia fornita, una quantità di CO2 minore del petrolio e del carbone. Stiamo andando, quindi, verso un mercato mondiale in cui ci sarà una gara spietata tra le nazioni per aggiudicarsi i contratti di supply di gas naturale o di GNL. Le riserve certe sono elevate, ma non sono tali da assicurare il supply di gas naturale a tutto il pianeta terra.

Con una domanda di gas naturale in costante crescita, sarà necessario, per il futuro, aumentare le importazioni sia via pipeline sia via GNL. Ne consegue che diventerà strategico il supply di gas naturale da fonti estere.

Da una macroanalisi del gas importato in Italia, nel 2002 e nel 2016, per Paese di origine dello stesso, emerge che nel 2016, quasi tre quarti del gas italiano è stato importato dalla Russia (43,3%) e dall’Algeria (29%), che sono quindi i maggiori fornitori del mercato italiano. Olanda e Norvegia concorrono rispettivamente con 10,2% e con 8,3%. Altri paesi, tra cui UE, UK e Terzi, hanno contribuito in modo marginale, con il restante 9,2% di quota di mercato. Grazie alla visione strategica di Enrico Mattei, l’Italia è stato il primo Paese ad utilizzare in maniera massiccia il gas naturale anche perché il 40% della nostra energia elettrica è prodotta attraverso la combustione del gas metano. Analizzando la quota di mercato del gas sul totale energia di alcuni Stati EU, l’Italia occupa il primo posto, con una quota del 39,7%, su una media europea del 21%, ed è quindi il paese più virtuoso.